Stage di Kendo con esami CIK da 1° kyu a 2° dan, Napoli 11 e 12 aprile

Gli esami non finiscono mai. È una delle prime cose che ci dice Donatella Castelli, 7° dan renshi, appena mettiamo piede nella palestra napoletana che ci ospiterà, per il seminario prima e per la sessione d’esami poi. Il gruppo di esaminandi ARK è folto, siamo in quattro per l’esame da 1° kyu, un’aspirante 1° dan e un aspirante 2° dan. Per qualcuno quindi non è la prima esperienza davanti a una commissione di Sensei(gata), per altri come me invece si tratta della prima prova di kendo, e come funzionerà mai un esame in cui oltre alla testa devi riuscire a farti obbedire anche dal corpo? Dalle parole di Donatella Castelli – che dirigerà lo stage e presiederà la commissione d’esami affiancata da Aiello Sensei, Serra Sensei, Zumbo Sensei, e la “nostra” Carla Sensei – capiamo subito che questa di Napoli è una sessione un po’ speciale, e che nel corso del seminario ci verranno date tutte le indicazioni di cui abbiamo bisogno per dimostrare di avere lo spirito giusto per praticare questa disciplina. Ecco, credo, la risposta alla mia domanda.

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Complice forse la primavera che ha appena fatto irruzione, o magari la sempre accogliente città di Napoli, l’atmosfera al Palazzetto Polifunzionale è più rilassata e amichevole di quello che ci saremmo aspettati, nonostante la fatica e l’ansia per la prova d’esame. Il seminario del sabato è, tra le altre cose, un’occasione per sottolineare l’importanza del kirikaeshi, che viene “scomposto” e analizzato a fondo in tutte le sue parti, a cominciare dal men iniziale, “il vostro biglietto da visita; la Commissione non vi conosce, non ha mai visto il vostro kendo. Attraverso il primo men avrete l’opportunità di presentarvi”, fa notare Castelli. Lo studio del kirikaeshi serve anche a porre l’accento sulla corretta respirazione e sul ruolo del motodachi, in questo come in altri esercizi: fondamentale per il miglioramento tecnico di ogni praticante.

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“Mi auguro che non studiate i kata solo ai fini del superamento degli esami” è il preludio a un ripasso attento delle “forme” del kendo. Non sempre riusciamo, ognuno per qualche ragione diversa, a soffermarci sulla bellezza e sull’intensità di questi esercizi, mi ritrovo a pensare. “E invece sono proprio belli”, c’è tutto nei kata, l’attenzione all’etichetta, la correttezza dei movimenti, lo spirito, ma soprattutto – eccolo che ritorna – l’incontro con l’altro. A fine sessione Donatella Castelli ci suggerisce di praticare i “poket­kata”, i kata in versione velocizzata e alleggerita dei saluti intermedi, in modo da ottimizzare i tempi ed allenare la memoria di movimenti e posizioni. Non reputo i miei nervi abbastanza saldi da offrirmi volontaria per la dimostrazione che la Sensei chiede di fare alla fine a una coppia per ogni gruppo in cui ha suddiviso i praticanti. Ma il primo giorno di seminario è provvidenziale per entrare appieno nel clima del fine settimana all’insegna del kendo. L’ottima pizza del sabato sera, diciamola tutta, è altrettanto provvidenziale, come lo sono le chiacchiere rassicuranti con i maestri e con i compagni di dojo. E i babà, e le sfogliatelle notturne.

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Anche la domenica splende il sole, quasi a volerci fare coraggio pure lui, e la parte di seminario dedicata al reiho e al jigeiko scorre in fretta. L’ora del giudizio incalza, e prima che possiamo rendercene conto ci ritroviamo provvisti di numero identificativo (non credo che dimenticherò mai il mio “007”), suddivisi in gruppi e allineati. Un esame di kendo, scopro, è una prova nella prova. È importante essersi allenati con costanza ed aver acquisito i comportamenti e le tecniche richiesti a ciascun livello, ma ad essere messi alla prova sono anche la nostra resistenza, la concentrazione, la capacità di ascoltare e di osservare – anche quello che accade durante gli esami degli altri praticanti. La voglia di migliorare e migliorarsi che si manifesta nella vibrazione del tuo kiai, in pancia, in testa, dentro al men. Lì nel silenzio assoluto di chi guarda. “Eccomi qui, Sensei-gata, questa sono io e ho scelto il kendo. Grazie di avermi permesso di percorrere questa strada insieme a voi”, tutto in un unico grido.

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Alla fine risultiamo tutti promossi: Beatrice, Lorenzo, Francesco, Leonetta, Stefano e io (Noemi), per la gioia di tutta l’ARK. Salutiamo Napoli che il sole è ancora lì con noi, stanchi, soddisfatti e al tempo stesso determinati, perché l’obiettivo di oggi, per cui abbiamo lavorato sodo, è stato raggiunto, ma ora ce lo dovremo meritare. Provando, sbagliando, faticando. Uno di fronte all’altro. Uno accanto all’altro.

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Gli esami, è proprio vero, non finiscono mai.

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