7° Trofeo dell’Adriatico, Gradara (PU) 21 febbraio 2015

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Il resoconto della trasferta marchigiana attraverso le voci di un rappresentate della squadra arrivata prima, un rappresentante della squadra arrivata seconda e la terza testimonianza da parte del campione del torneo individuale.

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ARK 6
Come di consueto si ripete per l’Accademia Romana Kendo l’appuntamento con il Trofeo dell’Adriatico. Alla gara, giunta quest’anno alla sua settima edizione, partecipa una nutrita schiera di kendoka. Foltissima la presenza dell’ARK, che porta una ventina di atleti. Sono infatti sei le squadre a partecipare alla competizione, e saranno proprio due di queste a scontrarsi in finale.
Riguardo il nostro percorso come ARK 6 (Maurizio Ricci, Roberto Oliva, Federico Capone), nonostante l’aver saltato un turno a causa dell’assenza della squadra avversaria, la gara comincia subito in salita perché ci si trova subito ad affrontare il Modena Kendo Club, vincitore del torneo di qualificazione ai prossimi campionati italiani. Ma la nostra formazione passa con due vittorie ed una sconfitta. Arrivati ai quarti troviamo l’Alser Milano, superato grazie a due vittorie e a un pareggio. In semifinale ci si scontra quindi con un agguerrito CUS Verona, che viene sconfitto al netto di due pareggi ed una vittoria, che portano la squadra in finale per uno scontro inter-dojo, come ormai pare accada spesso recentemente. Ricci, Oliva e Capone si trovano ad affrontare Traini, Banchetti e De Virgilio. Una formazione coriacea che si è guadagnata l’accesso alla finale affrontando molti team validi e prevalendo in semifinale contro l’altra squadra ARK 4 composta da Lapadula, Reali e Rinaldi. Entrambi i team sanno che il risultato non è scontato, ed entrano nello shiai-jo con estrema determinazione. La finale terminerà con due vittorie e un pareggio, decretando ARK 6 vincitrice del trofeo ma, ancora di più, l’ARK, il kendo e l’amicizia vincitori della giornata.

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ARK 5
La fresca brezza mattutina dell’adriatico ci dà il buongiorno in quella che si presenterà come una giornata colma di emozioni. I padroni di cas, l’Ikendenshin Pesaro, ci accoglie come ogni anno con la consueta e calorosa cortesia.
La squadra ARK 5 si presenta con la formazione Traini (senpo), Banchetti (chūken) e de Virgilio (Taishō). Con il metodo a eliminazione diretta riusciamo ad arrivare ai quarti di finale, dove al lato opposto dello shiai-jō troviamo la squadra ARK 4 formata da Lapadula, Reali, e Rinaldi. Un punto segnato da Banchetti e due pareggi ci lanciano nella semi finale contro il Parma Kendo Kai. Dopo un’aspra lotta accediamo alla finale, dove dobbiamo scontrarci contro l’altra squadra ARK 6, formata da Ricci, Olivia e Capone. Lo scontro si apre con Traini opposto a Ricci, Traini esce due volte e l’ARK 6 è in vantaggio. Vantaggio che viene definito da Oliva che con un men contro Banchetti porta alla vittoria la sua squadra. Un risultato molto soddisfacente per l’Accademia che non solo è riuscita a vincere agli individuali ma anche a portare due squadre sul podio.
Si ringrazia per l’accoglienza e la perfetta organizzazione dell’evento il dojo Ikendenshin.

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ALESSANDRO REALI
Lo scorso 21 Febbraio si è svolta come di consueto la gara marchigiana Trofeo dell’Adriatico a Gradara, dove numerosi atleti dell’ARK hanno partecipato riportando buoni risultati. Ho avuto la grande soddisfazione di raggiungere il 1° posto nelle gare individuali di cui racconto adesso i momenti salienti.
Partenza da Roma, arriviamo al palazzetto di Gradara non senza difficoltà a causa di un grave incidente autostradale che ha costretto me e altri quattro ragazzi a prendere una deviazione e arrivare alle due del pomeriggio, pochi minuti prima dell’inizio della gara. A stomaco vuoto cominciamo a scaldarci. In fila, saluto, comincia la gara. Cosciente che nell’ippon shobu non si hanno a disposizione molte chance, studio velocemente i primi avversari, appena intuisco che alcuni di loro sono poco più che principianti, attacco subito con decisione, men, kote, ippon, fine dell’incontro. Tra i primi c’erano però almeno due opponenti più esperti, composti e veloci. Con loro ho cercato di non avere troppa fretta, muovermi bene e coprire i bersagli. Ho atteso con attenzione qualche passo falso: scopre il kote una volta, due, attacco deciso allungandomi più che posso, esco e mi giro, le bandierine sono alzate, bene.
Nel frattempo noto l’imponente presenza di Zanlorenzi, imbattuto fino a quel momento. È alto, piazzato e veloce, un senso di preoccupazione mi accarezza ma cerco di liberare la mente, i problemi si affrontano al momento giusto. Nel frattempo mi scontro in semifinale con Gabaglio, è un opponente pericoloso, veloce, composto, deve aver intuito che tiro volentieri kote, perchè più volte mi ha aspettato paziente con un insidiosissimo nuki men per fortuna sempre pericolosamente evitato. Tiro men, ultimamente un pò ossidato, non arriva, comincio ad essere in difficoltà, il tempo scorre e ancora nessun bersaglio mi risulta visibile. Lui non attacca molto, preferisce contrattaccare o parare, prendo qualche secondo in più di tempo poi finta men kote, entra, l’impatto sembra buono, esprimo il kiai meglio che posso, bandierine, sospiro di sollievo sono in finale.
Gara a squadre, comincio a sentire i cattivi effetti del digiuno, sapere di dover affrontare una nuova gara dal principio mi preoccupa un po’. Io, Rinaldi e Lapadula superiamo i primi incontri senza troppa difficoltà, poi ci scontriamo con la squadra ARK formata da De Virgilio, Traini e Banchetti. Rinaldi pareggia con De Virgilio, il mio opponente è Banchetti, provo varie tecniche, ci scambiamo alcuni colpi piuttosto pericolosi un suo kote un mio men. Messo sotto pressione dalla reattività di Banchetti perdo un pò il senso della gara, con quei presupposti va benissimo un pareggio, attacco una volta di troppo e un agilissimo debana kote chiude l’incontro, Lapadua e Traini pareggiano, purtroppo si chiude la competizione a squadre.
In attesa che si concludano i rimanenti incontri a squadre, riesco a mettere qualcosa sotto i denti e mi riposo un po’, poi ci chiamano per la finale.
L’incontro inizia con una certa scrupolosità, ci studiamo con attenzione, noto subito la tendenza a chiudere dell’opponente, i suoi attacchi sono insidiosi, ricevo qualche rischioso hiki men ma se da una parte la stazza non mi consente di raggiungere il men facilmente, dall’altra noto una certa difficoltà di movimento e di uscita. Finisce il tempo, siamo all’encho, comincia la vera finale, la stanchezza inizia a scoraggiarmi ma sapere di essere a un punto dal primo posto mi rimette in guardia. Mi muovo con la massima attenzione, dopo alcuni minuti noto un notevole calo di attenzione da parte dell’opponente, il quale comincia a scomporsi, è stata questione di secondi quando, si apre il kote, è punto.
Nonostante per vari motivi ultimamente ho saltato alcuni allenamenti, ho appurato con certezza che gli sforzi fatti in questi anni, lo studio delle tecniche, cercare di migliorare, hanno dato i loro frutti. Sicuramente a mio vantaggio ha giocato il fatto che gli incontri non sono stati troppo lunghi, permettendomi di riprendere fiato tra un incontro e l’altro. Con questi presupposti posso affermare con certezza che la tecnica mi ha premiato. Posso poter dire, quindi, a tutti coloro che scherzosamente ora pensano che per vincere bisogna non allenarsi, che in fondo conta, più di quello che si è fatto negli ultimi mesi, quello che con costanza si è fatto per anni e anni. Quindi il mio ringraziamento va a Chiba sensei che abbiamo sempre nel cuore, a Yang sensei che negli ultimi anni ci ha aiutato enormemente a progredire, a Banchetti sensei e Ricci sensei che con la loro passione e costanza ci hanno guidato durante gli allenamenti agonistici anche nei momenti più difficili e naturalmente a Baldassari sensei e a tutti i senpai dell’ Accademia Romana Kendo, che hanno reso possibile tutto questo. La mia vittoria è anche vostra.

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(la premiazione della competizione individuale)

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(gli atleti ARK con Kato sensei presenti al seminario da lui tenuto)

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