Tachikiri

“Tachikiri shiai” ( 立切試合 ) è un metodo di allenamento che, stante quanto riferito da alcuni Maestri, risale addirittura al periodo Tokugawa (quindi 1603-1867) ed è ancora oggi in auge nella comunità del kendō nipponico.

Nel video in apertura assistiamo ad alcune riprese tratte da un tachikiri shiai organizzato dall’Aomori Kendō Renmei, il “Dai Kyū Kai Kendō Sanjikan Tachikiri Seigan Shiai” ( 第九回剣道三時間立切誓願試合, ), in cui sempre uno stesso kenshi combatte ininterrottamente avversari differenti per tre ore filate. Anticamente un allenamento del genere poteva durare anche giorni…

A seguire proponiamo un articolo – gentilmente tradotto da gutturale barbarico idioma in dolce italica favella da un membro della nostra Accademia, Roberto Oliva – a firma Daniel Zoot, pubblicato sull’interessantissimo blog Kenshi247: http://kenshi247.net/blog/2010/06/07/tachikiri/:



Tachikiri

Ogni anno la comunità del kendō di Aomori organizza due “tachikiri”. Tachikiri è spesso tradotto in inglese come “rimanere in piedi per tutto il tempo”. Anche come esperto praticante di kendō, la prima volta che sono andato a vedere un tachikiri keiko sarei stato tentato di descriverlo piuttosto come “il perdente rimane”. Essenzialmente quello che succede in un tachikiri è che un individuo è selezionato per affrontare diversi avversari in successione. In Giappone il protocollo per questo evento cambia da provincia a provincia. In Aomori c’è un tachikiri per le persono più giovani dove due kendoka affrontano trentasei avversari, e in una seconda occasione durante l’anno un tachikiri per gli adulti nel quale un motodachi più anziano affronta ventiquattro avversari.



Storia, selezione del motodachi e obiettivi

Secondo i miei maestrei il tachikiri è stato praticato in Giappone sin dal periodo Tokugawa. Alcuni sensei mi hanno riferito che prima il tachikiri poteva essere praticato per un periodo pari anche a cinque giorni di fila. In quel momento misi da parte questa storia nella stessa categoria in cui metteresti: “quando ero un bambino ero abituato a camminare dieci miglia per andare a scuola ogni giorno su e giù per la collina”. E avendo visto di persona un tachikiri contro trentasei avversari, non ho ragione di credere che sia umanamente possible fare questo per più di qualche ora. L’allenamento a trentasei avversari nella sua attuale forma è praticato ad Aomori dal 2002.

[ la storia sopra riportata si riferisce ovviamente al famoso tachikiri di Yamaoka Tesshu ]

Ad Aomori la giuria sceglie i motodachi. I membri della giuria includono kenshi che hanno praticato il tachikiri in passato. La giuria è presieduta dal kenshi più anziano della prefettura. Essenzialmente la giuria sceglie le persone che sanno non rifiuterebbero la sfida che sono chiamate ad affrontare. Molti dei membri della commissione sono nanadan e superiori, in particolare coloro che parlano e danno suggerimenti alle persone che potrebbero raggiungere. Inoltre la commissione considera attentamente se la persona scelta è in buona salute, quanto spesso si allena e se ritengono questi possa completare la sfida. La commissione inoltre prepara la lista dei kakarite. Diversi dei motodachi scelti per la competizione degli adulti sono nei loro tardi cinquanta o primi sessanta anni e sono nel novero dei candidati per l’hachidan. Per la competizione dei più giovani, i motodachi sono di solito rokudan che si allenano per il nanadan o freschi nanadan.

Il presidente della commissione per il tachikiri spiega la ragione di impegnarsi in un allenamento così stressante fisicamente che dopo un certo momento non è più possibile per il motodachi affidarsi solamente alle sue riserve fisiche e si deve affidare alle sue facoltà spirituali. Nello specifico, il presidente ha scritto nella presentazione del programma per il tachikai junior 2010: “Nel tachikiri il motodachi supera le sue limitazioni fisiche e entra in uno stato dove non ha la libertà di pensare. Lui combatterà con il suo avversario inconsciamente, con la forza spirituale e inizierà a eseguire tecniche che non saranno inutili. Questo è il controllo di sé stessi che gli uomini possiedono subliminalmente ed è un esempio di mushin ( 無心 ) messo in pratica – l’unità di cuore, spirito e potenza ( 心気力一致 )”.



Senior tachikiri keiko

Il tachikiri keiko per gli adulti è meno elaborato nella forma di quello per i più giovani, così ne parlerò per primo. Prima di tutto, questo evento è considerato un keiko, non uno shiai. C’è una persona sullo shiaijō che ha un ruolo simile allo shinpan, ma non dà alcun punto. Essenzialmente aiuta i partecipanti a non uscire dallo shiaijō e fa segnali a colui che tiene il tempo per esser sicuro che il motodachi non sia esentato dai cinque minuti di combattimento contro ogni opponente. Ogni combattimento dura cinque minuti. Ci sono in genere dodici kakarite, ognuno che affronta il motodachi due volte. Ogni volta che uno dei partecipanti esce dall’area di competizione, rompe lo shinai, lo incastra nei dō himo e così via, lo shimpan ordina di fermare il tempo. Dal momento che ci sono frequenti interruzioni come queste e ci vogliono un po’ di secondi per scendere e risalire dal sonkyo, l’intero evento dura più di due ore (5 minuti per 24 opponenti). Circa due ore e quarantacinque minuti.

Generalmente una persona non è invitata a partecipare come kakarite a meno che questa non sia almeno godan o superiore. La prima volta che ho avuto l’opportunita di assistere ad un tachikiri senior ricordo che pensavo al quarto o quinto punto del kakarite: “Bene, credo di aver capito”. E questo era più o meno intorno al venticinquesimo minuto. All’incirca al quarantacinquesimo minuto ricordo che pensai: “Bene, credo che il motodachi abbia fatto il punto”. Per questo evento tutti i partecipanti si conosco e si allenano assieme, se non giornalmente almeno settimanalmente. Così ero particolarmente sorpreso dalla ferocità con cui alcuni kakarite attaccavano il motodachi, in alcuni casi colpendolo ripetutamente con un taiatari che lo mandava a sbattere contro il muro, colpendolo con tsuki mentre stava addosso al muro, eccetera. Ogni tanto durante l’evento mi sentivo assonnato ma ricordo che pensai: “Come posso dormire in un momento del genere? Quando qualcuno molto più anziano di me è sottoposto ad un così pesante sforzo fisico e spirituale?”. Mi dovetti mordere la lingua per non sbadigliare. Particolarmente, poiché tutti i miei maestri erano in sala. Per me una grande parte della lezione che ho imparato osservando il senior tachikiri keiko era che quello che io conoscevo come sofferenza era niente comparato con quello che gli altri avevano sperimentato.



Junior tachikiri shiai

L’evento del junior tachikiri è chiamato shiai proprio perché è una competizione tra due motodachi. Anche se l’evento è conosciuto come “tre ore” (nel titolo in giapponese dell’evento, 三時間, sanjikan) in pratica per affrontare trentasei avversari ci si impiega molto di più. L’aspetto dello shiai è dato dal fatto che ogni combattimento è con i punteggi e il vincitore è colui che hai il maggior numero di vittorie su tutti. I combattimenti sono più lunghi di cinque minuti dato che il tempo viene fermato ogni volta che viene fatto un punto e i combattenti si riposizionano al centro dello shiaijō. Non c’è limite al numero di punti che possono esser fatti nel singolo combattimento. Nell’evento che ho seguito in alcuni combattimenti il punteggio era zero, in altri fino a venti contro il motodachi. Il prorgamma dell’evento mostrava la statistica delle edizioni passate. Il maggior numero di vittorie in questo evento ad Aomori è di ventiquattro. Quello minore solo quattro.
Un appunto interessante sull’evento in cui ci sono state solo quattro vittorie: i due partecipanti erano vicini alla cinquantina e nessuno dei due ha toccato acqua durante l’evento (se il motodachi beva o meno viene registrato).

Subito a prima vista, una persona si rende conto che il junior tachikiri è un giorno veramente speciale. Il luogo è decorato con tende a strisce bianche e rosse spesso viste in eventi come il kagami biraki. Ogni ospite importante, assistente o parente dei partecipanti è vestito in giacca e cravatta. Gli organizzatori avevano poi sistemato per i kakarite una specie di stanza pausa nell’adiacente dōjō di judō con bevande sportive, onigiri, eccetera. Ogni cosa possibile era stata fatta per permettere ai kakarite di rinfrescarsi tra i combattimenti. C’erano dodici kakarite e due motodachi. I kakarite erano tra i ventisette e i quarantasei anni, tra il godan e il nandan. Più della metà di questi sono poliziotti o guardie carcerarie ancora in servizio, più alcuni membri del tokuren. Ogni kakarite ha sei incontri. Un dottore aspetta durante tutto l’evento, quando ogni motodachi ha finito (circa quattro ore e mezza dopo l’inizio del primo combattimento) il dottore lo visita. Dopo i primi due gruppi di dodici incontri ad ogni motodachi è viene concesso un minuto di pausa per sistemare il proprio himo.

Guardare l’evento fu estremamente interessante, poter sentire le persone parlare e porre domande dopo la competizione. All’evento del Febbraio 2010 un partecipante aveva trentasette anni e l’altro quarantasei. Entrambi erano rokudan. Ero seduto appena fuori l’area di gara con il partecipante di trentasei anni. Una delle mie prime osservazioni fu che il suo bel zanshin (quando si girava energicamente e fronteggiava l’avversario riprendendo il suo kamae con un movimento al contempo elegante ed atletico) era scomparso grossomodo durante il quarto incontro. Verso la fine dell’evento, il suo kiai era limitato all’inizio dell’incontro (solo per alcuni) o durante un colpo. Notai anche che lo spostamento verticale del corpo durante il fumikomi era quasi assente negli ultimi combattimenti.

Ma quello che è stato anche più interessante da vedere è il numero di colpi bassi che alcuni kakarite rifilavano al motodachi. Colpi bassi sicuramente è una espressione relativa, ma sono sicuro che una persona non familiare con il kendō o la cultura Giapponose sarebbe d’accordo con il suo uso. Uno dei kakarite continuava spingere letteralmente il motodachi sul tavolo degli ospiti e fuori dalla porta del dōjō. Lo stesso ha continuato a tirare tsuki spingendo il motodachi a terra e colpendolo ripetutamente una volta a terra. Per tutto il tempo in cui questo accadeva gli spettatori ridevano. E ridevano non solo i vari hachidan presenti, ma anche il dottore e i genitori del motodachi. Ad un certo punto il motodachi della zona dove ero seduto fu lanciato fuori dallo shiaijō proprio ai piedi di suo padre che lo ha spinto dentro dopo uno schiaffo sulla spalla. Periodicamente mi veniva da guardare alla madre del motodachi per cercare di capire cosa la sua espressione potesse rivelare. Ma è difficile decifrare cosa stesse pensando, e non mi sentii di chiedere.

Uno dei colpi bassi a cui nessuno rise fu quando, in un momento particolarmente animato, un kakarite aggressivo ruppe lo shinai del motodachi. Il kensaki del motodachi era rimasto impigliato sotto il braccio del kakarite e momentaneamente si era impigliato sul mune del kakarite. Più che alzare il braccio per permettere al motodachi di liberare il suo shinai il kakarite ha colpito con la tsuka verticalmente perpendicoalarmente alla zona centrale dello shinai spezzandolo in due. La stanza si fece silenziosa. Ho chiesto al sensei che faceva lo shinpan perché nessuno ha riso ma stranamente non si ricordava dell’incidente.

Un kakarite mi ha veramente impressionato, ha vinto periodicamente i campionati della prefettura ed è un laureato di una università molto rispettata nel mondo del kendō. Ogni volta che questo kakarite provava a colpire il motodachi il suo datotsu risultava in posizione valida. Era veramente interessante da guardare. Ha letteralmente annichilito il motodachi dalla prima volta all’ultima. Ma lo ha fatto così astutamente, facendo pochi taiatari e non provando mai a buttarlo fuori dallo shiaijō. Ho anche avuto l’impressione che abbia usato ogni waza conosciuto in ogni occasione da lui creata o venutasi a creare. Mi sono chiesto cosa può essere più impegnativo o più demoralizzante per un motodachi se affrontare un avversario così o uno più brutale.

Il trattamento del motodachi dopo l’ultimo combattimento è in netto contrasto rispetto a quello ricevuto durante l’evento. Appena il motodachi si alza dall’ultimo sonkyo, due ufficiali corrono verso di lui e lo aiutano ad uscire dallo shiaijō, gli tolgono il bogu e mettono uno schermo attorno a lui per le cure mediche. Gli viene data acqua ed è guardato a vista per i minuti dopo l’evento. Dopo quindici minuti inizia la cerimonia di chiusura. Tutti e due partecipanti ricevono dei regali. Rimasi perplesso nello scoprire che uno dei regali erano dieci chili di uova fresche. Appena potrò chiederò cosa se ne facciano di così tante uova. Ricevono anche tanti litri di bevande sportive e ricordi dell’evento. Ai kenshi che superano la sfida con successo è anche permesso di acquistare un dō speciale con impressa l’immagine del monte Iwaki sul mune. Sono stato sorpreso di sapere che questo non viene acquistato per loro. A loro viene solamente concesso il privilegio di acquistarlo. E quelli che lo acquistano lo possono indossare solamente in occasione dell’oshogatsu (per hatsugeiko) e [credo, ma sono in attesa di conferma] quando partecipano al Kyōto Taikai.



Lezioni e suggerimenti

Dopo aver assistito all’evento avevo un sacco di domande. Dal momento che i membri del mio dōjō erano tutti organizzatori, motodachi e kakarite per il tachikiri sono riuscito ad ottenere molte risposte. Un gentiluomo con cui mi sono spesso allenato è il motodachi del primo junior tachikiri (2002). Quello con solo quattro vittorie. Ero curioso dell’impatto del combattimento sulla sua salute e fui sorpreso di sentire che non si sentì molto dolorante il giorno stesso o qualche giorno dopo, ma fui sorpreso dal fatto che non riusciva a dormire. Gli chiesi se era per via di crampi muscolari, ma mi spiegò che la ragione per cui non riusciva a dormire era che era troppo sovraeccitato mentalmente dall’esperienza. Subito dopo gli chiesi dell’impatto dell’esperienza sul suo kendō. La risposta fu che tutto ciò aveva avuto un impatto immediato sul suo kendō. Sentiva di avere basi più solide. Usò il termine “koshi ga shikkari suwatte ita” (malamente tradotto come: “i fianchi sono più ancorati”). Solo che l’effetto pareva avere una durata limitata.

Credo che solamente osservare questo evento abbia migliorato il mio kendō. Al minimo mi ha reso conscio che la mia sicurezza sulle mie capacità fisiche è solo quella: una sicurezza che può essere facilmente eliminata da una esperienza creata specificamente per quello scopo. Mi ha dato anche un forte desiderio di partecipare al tachikiri, anche solo per il puro onore di venire scelto come kakarite. Riguardo invece al fare da motodachi, un altro pensiero che ho avuto, basato interamente sulla mia conoscenza personale dei precedenti dei kenshi che sono stati scelti come motodachi, è che probabilmente una persona è in grado di superare una prova del genere solamente se già proveniente da anni e anni di terrificanti kangeiko e shochūgeiko. Non che esperienze del genere possano in alcuna maniera prepararti ad affrontare trentasei opponenti consecutivamente. Non credo che niente possa preparare fisicamente per tutto ciò se non l’esser sicuri che una persona sia ben idratata prima dell’inizio. (gli organizzatori spezzano una lancia in favore del motodachi organizzando l’evento a febbraio).

Ma sono rimasto con la convinzione dell’utilità del tachikiri nella mia esperienza quotidiana. Una cosa che è la chiave per prepararsi ad affrontare tanti opponenti uno dopo l’altro per un periodo esteso di tempo. Questo è difficile in Giappone da adulto, soprattutto se una persona è più giovane (come spesso accade per gli stranieri). Perché è più che probabile che da adulti e persone con un lavoro la maggior parte del tempo nel dōjō la trascorreremo aspettando in fila
A seguire una lista di miei suggerimenti:

1. Cercare di frequentare con regolarità allenamenti in cui si fa mawari geiko
2. Fare kihon, anche se sei la guida del gruppo. Cercare di praticare kihon a rotazione, più che in linea, se lo spazio lo consente e se il tuo ruolo all’interno del gruppo ti permette di fare queste modifiche.
3. Se non puoi partecipare ad un allenamento dove si fa mawari geiko vai ad una scuola superiore o anche media dove puoi fare motodachi con i bambini che fanno jigeiko.
4. Non evitare il kakarigeiko. Sforzati e chiedilo. Anche se i tuoi avversari più anziani non sono abituati a farlo. Chiedi di farlo alla fine di ogni jigeiko.
5. Vai sempre alla fila più corta dopo che hai finito con un senpai o dalla persona con cui fuoi fare più keiko.
6. Se sei in posizione di gestire la pratica fai un tachikiri keiko, ma fallo con completa attenzione allo stato di salute ed idratazione dei motodachi.
7. Impegnati in ogni scambio durante il keiko, senza badare al livello del tuo avversario.



Chiudo questo articolo con un pensiero avuto guardando per la prima volta il tachikiri keiko, un senior tachikiri dove il motodachi era un hachidan di cinquantotto anni. Ero in piedi nell’angolo del dojo a registrare con una videocamera e c’era il presidente della giuria (nonché il kenshi più anziano di Aomori) che sedeva a terra vicino a me ridendo e parlando con chiunque fosse lì vicino. Ad un certo punto lo sentii dire qualcosa tipo: “Devo intervenire e fermare il tutto? Non sono sicuro che possa farcela”. Il suo commento mi fece pensare alla natura della gentilezza. In questa situazione sarebbe stato un gesto gentile entrare e fermare il combattimento? O sarebbe stato un disastro emotivo così che il deperimento mentale del motodachi sarebbe stato peggiore del danno fisico che poteva ricevere? Guardando alcune delle persone più violente durante il junior tachikiri mi ha fatto pensare alla stessa cosa. Basandomi sui guadagni che le persone ricevono da questa esperienza, io credo che il trauma fisico a cui uno va incontro durante questo evento è, in realtà, un raro dono.

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3 risposte a Tachikiri

  1. George ha detto:

    Glad you liked the article!

  2. Enrico ha detto:

    ORGANIZZIAMOLO!!! ;o)

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