KEN!

In quel preciso momento
vidi la vera essenza del sole.
E’ giustizia assoluta.
Intollerabile splendore.
Desiderai assorbire quella luce
per acquisire la forza.
Forza e onore!
Ero convinto che con il kendo,
sarei stato in grado di afferrare
quella scintilla di vita pura
che avevo scoperto.




Ken (剣), film del 1964 diretto da Kenji Misumi

Tratto da una novella di Mishima Yukio, Ken è l’intensa, breve parabola dell’ascetico e idealista Kokubu, dedito alla “via della spada” come risposta di purezza e rettitudine alla futile volgarità di un mondo a cui si sente estraneo. Preferito all’amico Kagawa quale capitano della squadra universitaria, egli dovrà preparare e guidare gli allievi alla vittoria dei campionati nazionali di Kendo, tra la venerazione assoluta del giovane allievo Mibu e le insidie del mondano Kagawa, sempre più lacerato fra una appassionata ammirazione e l’invidia per la perfezione dell’amico.

Ken è un film difficile, soprattutto è difficile comprendere una figura complessa come quella di Kokubu, se non si è immersi profondamente nella filosofia che sta alla radice di questa storia. Lo spettatore distratto si troverà quasi a deridere una situazione tanto profonda da sfiorare il surreale. Ma anche chi ha visto centinaia di film in tema di bushido e samurai, rimarrà titubante nei confronti di un finale brusco, inconcludente e tragico.

Ken è un film che lascia un segno profondo, e che ridesta idee e opinioni anche dopo parecchio tempo, quando lo spettatore ritrova in sè le giuste chiavi di lettura. E’ praticamente impossibile comprendere la sottile trama, il filo ideologico sotteso a tutta la vicenda senza venire a capo della complessa figura del protagonista Kokubu, interpretato da un Ichikawa Raizo agli apici delle sue capacità.

Tuttavia, Ken è un film incentrato sul kendo, e forse più di ogni altro ne mostra diversi aspetti pratici, dal rispetto del dojo e dell’avversario fino ai duri allenamenti, spesso al limite della sopportazione. Ma ancora di più sono evidenziati gli aspetti filosofici di questa disciplina, e le complesse trame psicologiche che intercorrono tra allievi, maestri e compagni stessi.
Affascinanti anche i rapporti che i protagonisti rivolgono verso l’esterno, verso i famigliari, gli amici e soprattutto le donne.
In questo film è infatti facile cogliere alcuni accenni allo shudo, dove il rapporto tra superiore e allievo è quasi di amore mentre le donne sono considerate addirittura snobilitanti.

Un ultimo commento alla maestria del regista Kenji Misumi. L’autore di Kozure Okami ci propone qui una visione meno dinamica ma sempre piena di inquadrature forti e dirette e alcune soluzioni tipiche del cinema giapponese di quel periodo che ricordano Fukasaku e Suzuki in bianco e nero. In particolare alcune scene sono davvero meravigliose come ad esempio l’ incipit; Kokubu e l’uccello; i dettagli degli allievi in seiza e il tragico finale.

[recensione tratta da asianworld.it]







Riguardo infine il racconto di Yukio Mishima da cui il film è tratto, è stato proprio quest’anno riedito in un’elegante ed interessante edizione:

Yukio Mishima
La spada
SE Edizioni 2009, pagine 148, € 19,00

La morte tragica e sconvolgente di Yukio Mishima, lo scrittore giapponese attratto dalla conoscenza, dalla bellezza, dalla tradizione, dalla lealtà e dall’integrità morale, è un avvenimento che ancora oggi è oggetto di discussione, perché dietro le quinte del suo rituale spettacolare non c’è soltanto l’apoteosi del personaggio. Tra i motivi che hanno spinto Mishima a compiere nella spettacolarità il folle gesto, troviamo la difesa dei suoi ideali – che sono quelli di un popolo intero – minacciati dalla decadenza e dalla morte dello spirito.
Mishima avverte il vuoto nel quale stava crollando il Giappone, e allo stesso tempo vede la tradizione perire sotto i colpi di un disfattismo nichilista dei costumi e della politica totalmente perduta nella difesa di interessi personali, nell’ambizione , nella sete di potere, nell’ipocrisia. Davanti ai suoi occhi c’è il nulla che inghiotte lo spirito e la bellezza.
La morte eroica deve essere al servizio della bellezza, mentre questa apre ogni porta: soprattutto quella della libertà dalla morale, e perfino dalla ragione, rea di contrapporsi al corpo.
La morte rituale, alla quale Mishima andrà incontro il 25 novembre 1970, è spiegata benissimo nei suoi romanzi. Ansia di distruzione e pulsioni irrazionali spingono a negare l’unità dell’io e della personalità umana. Menzogna e verità si rincorrono , esistono l’una in funzione dell’altra.
Sulla tragica fine del grande scrittore giapponese gli studiosi e i critici continuano a interrogarsi. Ma la risposta all’ossessione di quel gesto folle ha origine nel pensiero e nell’opera del grande scrittore.
Forse è per questo motivo che nella nostra lingua viene riproposto il romanzo breve La spada (traduzioni di Ornella Civardi e Roberto Rossi Testa, SE, pagine 122, euro 19). Il libro apparve per la prima volta nel 1963. Si tratta di un autentico testamento spirituale in forma narrativa.
La storia è ambientata nel contesto di quella che è forse la più giapponese delle arti marziali, il kendō.
Mishima descrive la vita di un gruppo di giovani e del loro maestro, parla dell’adesione ai valori tradizionali di lealtà, integrità morale, rigore etico, dedizione alla causa, rifiuto di ogni compromesso.
Tutta la vita è concentrata nella spada, vista come un cristallo acuminato, condensato di forza pura che altro non è se non la forma spontanea che assumono la carne e lo spirito quando si affilano fino a congelarsi in un unico raggio di luce. “Tutto il resto erano solo sciocchezze”. Nella sua forza e nel suo spirito il maestro avrebbe cinto il suo corpo, della sua fulgida virtù avrebbe fatto tesoro di saggezza per educare i suoi giovani samurai nel nome della lealtà e dell’integrità morale. Se quest’impresa non gli fosse riuscita, allora avrebbe scelto il suicidio. Questo è il codice etico del kendō che Mishima adottò come regola coerente di vita.
Nelle Lezioni spirituali per giovani samurai, Mishima scrive: “Il kendō inizia e finisce con un inchino, ma dopo il primo inchino, l’unico obiettivo è colpire l’avversario. Questo simboleggia egregiamente la realtà dell’universo virile”.
La spada racconta l’ossessione di Mishima per la “malattia mortale”.
In questo libro c’è l’ideologia della morte folle che lo stesso Mishima metterà in scena il 25 novembre 1970. Il mondo intero deve sapere che il nichilismo uccide tutto. Soltanto la bellezza e lo spirito possono rendere il mondo un luogo decente in cui vivere.
Henry Miller nel 1972 scrisse alcune riflessioni sulla morte di Mishima(che si possono leggere in appendice al volume). L’autore di Tropico del Cancro parlò di un eroe romantico ossessionato dai temi della gioventù, della bellezza e della morte. “Fu proprio nel nome di tale trinità che Mishima crocifisse se stesso. Mishima fu un patriota nel senso più autentico del termine. Amava la sua terra al punto di essere pronto a sacrificare ogni cosa per salvarla”.

[recensione tratta da lankelot.eu]

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6 risposte a KEN!

  1. gioia alessandro ha detto:

    bravi!!!!!recensione davvero interessante!!!è così che intendo il kendo…..cultura,filosofia.,preatica!!!!!complimenti.alessandro gioia

  2. Jona ha detto:

    Vorrei sapere se è possibile trovare questo film sottotitolato in italiano od anche senza, mi piacerebbe molto poterlo guardare!!
    Grazie ^^

  3. Enrico ha detto:

    Sì, in giapponese con sottotitoli in italiano

  4. Jona ha detto:

    Ho provato con il mio mulo ma niente, Enrico mi sai dire dove lo posso trovare? Grazie ^^

  5. Pingback: Yukio Mishima attraverso “La Spada” « Kendo nelle Marche

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